Le traduzioni dei migliori autori del mondo brassicolo

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Perché sto rinunciando alle mie migliori birre per l’Ucraina

di Pete Brown

Un sacco di persone stanno facendo quello che possono per aiutare l’Ucraina, e ciascuno ha le sue ragioni: dalla semplice compassione ed empatia fino al coinvolgimento personale. Sto mettendo all’asta una degustazione delle birre più rare della mia cantina in parte per un basilare desiderio di fare qualcosa e in parte perché ricordo con grande affetto le mie bevute a Kiev e Leopoli: adoro quei maledetti pazzi.

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La tradizione brassicola in Myanmar: un patrimonio sbalorditivo

di Martyn Cornell

Ci sono molte decine, probabilmente centinaia, di tradizioni brassicole in tutto il mondo, dall’umqombothi del Sud Africa al tiswin degli Apache, dalle birre kveik della Norvegia occidentale alla chicha dell’America Latina: la maggior parte di queste è praticamente sconosciuta ai consumatori dell’Europa occidentale, legati a una tradizione brassicola a base di orzo. Poche, però, sono più misteriose delle birre del sud-est asiatico. Sapevate che, tra i molti popoli di questa parte del mondo, c’è una lunga tradizione di birre locali realizzate con ingredienti autoctoni? Recentemente è stata posta l’attenzione su un paese, il Myanmar, tramite un libro che celebra una serie di birre, vini e liquori locali, prodotti con amore e cura dal riso, dal sorgo e dal miglio utilizzando ingredienti, aromi e tecniche tradizionali, oltre che conoscenze tramandate di madre in figlia (per lo più) nei villaggi di tutto il paese e consumati per il piacere, l’abitudine e la convivialità da famiglie, amici e vicini.

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Finlandia Sahti

di Lars Marius Garshol

Finlandia Sahti è un birrificio commerciale che produce sahti nel mezzo delle campagne finlandesi, all’incirca a metà strada tra le città di Pori e Tampere. Si tratta, in realtà, di un edificio rustico trasformato in birrificio commerciale tramite l’installazione di un impianto di brassaggio e l’apertura di un piccolo bar.

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La birra del mercoledì: Westmalle Tripel

di Adrian Tierney-Jones

La prima birra belga che abbia mai bevuto è stata la Stella Artois. Avevo 15 anni e mi trovavo in un hotel di Ostenda, durante il mio primo viaggio nell’Europa continentale. Non la ricordo bene, ma mi era piaciuta (ricordo che alla fine degli anni ’80 a fianco alla stazione di Harringay, a Londra, c’era un piccolo negozio di alcolici che vendeva bottigliette di Stella importata, che io adoravo. All’epoca non sapevo che fosse luppolata a freddo, fatto che forse spiega la mia immediata devozione). 

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