di Martyn Cornell

Da quanto tempo parliamo di stili di birra? Da meno di quanto si potrebbe pensare. Nel putiferio sollevato nel mondo dei blog dal recente seminario dell’associazione inglese degli scrittori di birra sul tema degli stili birrari (vedi, per esempio, qui, qui e qui, ma anche qui e qui) sembra mancare una questione che potrebbe essere importante: l’espressione “stile di birra” è totalmente un’invenzione del defunto Michael Jackson, ha 30 anni appena ed è diventata “mainstream”, nel senso che “tutti” la usano quando parlano di birra, solo da un paio di decenni.

Ero stato invitato come speaker al seminario “stili birrari” della British Guild of Beer Writers all’Old Brewery di Greenwich, ma, con mio grande dispiacere, non ho potuto partecipare. A ogni modo, qua c’è un piccolo assaggio di ciò che avrei detto se ci fossi stato, basato sulle ricerche che ho fatto per la prossima uscita dell’edizione speciale “Michael Jackson” della rivista Brewery History Society.

La cosa forse stupefacente è che prima che Michael Jackson scrivesse Guida alle birre del mondo nel 1977, nessuno aveva mai utilizzato l’espressione “stile di birra”. Ho cercato in libri sulla birra scritti tra gli anni ’30 e la metà degli anni ’70 e parlano di “suddivisioni”, “specie”, “categorie”, “varietà”, “tipi”, “classi” e “famiglie” di birra, ma mai di “stili”.

Nella Guida alle birre del mondo, tuttavia, Michael dedica una sezione a quelli che chiama “gli stili di birra classici”, sebbene differenzi ancora tra “stili di birra” e “tipi di birra” scrivendo:

Se un birrificio ha specificatamente l’intenzione di riprodurre una birra classica, allora sta lavorando a uno stile. Se la sua birra ha una generica somiglianza con altre, allora può essere considerata dello stesso tipo.

(Guida alle birre del mondo, 1977)

Sembra che negli anni ’80 l’espressione “stili di birra” non fosse ancora utilizzata universalmente e la prima Guida tascabile alla birra di Michael, del 1982, parla ancora di “tipi di birra”, oltre che di stili. È solo con la Nuova guida alle birre del mondo del 1988 (lo stesso anno in cui è stata scattata la foto sopra) che sembra aver abbandonato completamente l’idea di “tipi” per il concetto di “stili”, producendo un “albero genealogico degli stili di birra” in cui dagli unici due rami centrali (alta fermentazione e bassa fermentazione) si diramano tutti gli altri stili, dal lambic alla bock.

L’idea di “stile di birra” ha ricevuto grande impulso quando lo scrittore americano Fred Eckhardt, altamente influente, sembra aver accolto la terminologia di Michael per svilupparla nel 1989 nel suo libro autopubblicato Gli elementi essenziali dello stile di birra: un catalogo di stili classici per produttori e appassionati di birra. Questo e i libri di Michael erano estremamente importanti nel plasmare il modo in cui gli homebrewer americani pensavano alla categorizzazione della birra e questa terminologia si diffuse sia nel Beer Judge Certification Program che nel movimento dei microbirrifici in rapida espansione negli Stati Uniti. Quando poi sono spuntati in America siti di “valutazione” come Ratebeer.com (fondato nel 2000), naturalmente hanno utilizzato l’idea di “stile di birra” nata con Michael e usata dal BJCP per aiutare i loro contributori a categorizzare le birre che valutavano.

(Integrazione: dopo la stesura di questo post, Stan Hieronymus ha rivelato l’esistenza di un opuscolo scritto da Fred Eckhardt e Itsuo Takita nel 1977, lo stesso anno della Guida alle birre del mondo, intitolato Degustazione di birra e valutazione per l’appassionato, che a quanto pare parla di “tipi e categorie di birre in bottiglia”, ma NON di “stili”, a sottolineare ancora il fatto che lo “stile di birra” è un concetto che non aveva utilizzato nessuno prima che Michael Jackson lo inventasse).

Com’è giunto Michael all’idea di “stili di birra”? Nel mio articolo per la Brewery History Society ipotizzo che lo si possa ricondurre alla sua esperienza di giornalista, ma dovrete acquistare la rivista per saperne di più.

Quindi, il concetto di “stile di birra” è “una cosa buona”? Per i nerd come me è divertente esplorare quest’idea (ovviamente voi non siete nerd, siete profondi conoscitori), ma i produttori e i consumatori se la sono cavata bene senza parlare di “stili di birra” per diversi millenni prima del 1977. Inoltre, il frequentatore medio di pub inglese probabilmente riconosce solo tre stili di birra: lager, bitter e Guinness. Quindi: per i nerd/profondi conoscitori, sì. Per i consumatori e, probabilmente, i produttori, non tanto.

Ma diciamo che questa è una bella scusa per pubblicare una fotografia che ho intenzione di pubblicare più o meno da quando ho aperto questo blog. Si tratta del primissimo tour all’estero della British Guild of Beer Writers nelle Fiandre Occidentali a febbraio del 1988, realizzato grazie alla loro autorità turistica. Qui eravamo al Museo del Luppolo di Poperinge e tra noi c’è un uomo, Tim Webb, che, ispirato da questo viaggio, avrebbe basato la sua carriera sulla stesura di guide brassicole sul Belgio. Purtroppo, almeno due persone ritratte nella foto, Michael e Danny Blyth, non sono più tra noi.

La British Guild of Beer Writers in visita al Museo del Luppolo di Poperinge, nelle Fiandre Occidentali, 1988 (clicca per ingrandire).

1 Michael Jackson, giornalista e scrittore di birra; 2 Ted Bruning, giornalista e scrittore di birra; 3 John Simpson, disegnatore; 4 Roger Protz, giornalista e scrittore di birra; 5 Un belga sconosciuto; 6 Mike Bennett, giornalista; 7 Brian Glover, giornalista e scrittore di birra; 8 Danny Blythe, giornalista e scrittore di birra; 9 Martin Kemp, proprietario, Pitfield Brewery; 10 Tim Webb, scrittore di birra 11 Iain Dobson, amministratore, Campaign for Real Ale; 12 Martyn Cornell, giornalista e scrittore di birra; 13 Tim Clarke, proprietario di agenzia di viaggi; 14 Lynne Arblaster, proprietario di agenzia di viaggi


Testo originale:

http://zythophile.co.uk/2010/10/23/michael-jackson-and-the-invention-of-beer-style/

Autore: Martyn Cornell

Data di pubblicazione: 23 ottobre 2010


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