Grazie al meraviglioso Stoke Newington Literary Festival, non ho avuto tempo di pubblicare articoli sul mio blog per circa un mese, perdendo così l’occasione di commentare la più alta visibilità che la birra abbia avuto nei media nazionali da anni. 

Peccato che ciò debba essere avvenuto in tali circostanze.

Durante le elezioni europee del mese scorso, fanatici della birra di tutto il paese hanno gongolato di fronte alle immagini quasi quotidiane del loro ex broker preferito intento a sollevare una pinta di cask ale. Sembra, infatti, che il leader dell’Ukip abbia optato spesso per una pinta di Greene King IPA. Immagino che non ci siano stati molti manager felici a Bury St Edmunds ogni volta che la faccia da rospo di Nigel Farage è apparsa con uno dei loro ben riconoscibili bicchieri brandizzati.

Ovviamente, era un’ottima performance per questo leader di partito così politicamente astuto ed esperto di media. Niente rappresenta la Gran Bretagna meglio di una spumeggiante pinta di real ale e la Greene King IPA sembra, di primo acchito, la scelta perfetta: detestata dai liberali londinesi, consumatori di birra artigianale alla moda, era fino a poco tempo fa la cask ale più venduta in Gran Bretagna, la bevanda dell’uomo comune che Nigel finge di essere.

Ma il percorso che ha portato questa birra tra le mani di Farage è un eccellente case study dei benefici dell’immigrazione e dell’integrazione in Europa, esattamente ciò contro cui Farage fa campagna.

Le birre luppolate iniziarono ad essere popolari in Inghilterra nel quindicesimo secolo, quando furono importate nell’Anglia Orientale (la patria della Greene King) dall’Olanda e dalla Zelanda. Le prime importazioni certificate furono a favore dei lavoratori olandesi che non erano grandi appassionati delle dolci Old English ale (sebbene il luppolo fosse uno degli aromi utilizzati per produrre birra da almeno l’ottavo secolo, si è iniziato citarlo regolarmente all’inizio del quindicesimo secolo). I gusti degli olandesi hanno presto iniziato a fare presa sugli inglesi. Durante il secolo successivo, immigrati da Olanda e Zelanda si stanziarono in Inghilterra e iniziarono a brassare birra luppolata così buona da essere esportata nel continente, da dove loro provenivano.

Nel diciassettesimo secolo c’era già una fiorente industria del luppolo nel Weald di Kent, avviata da rifugiati che scappavano da persecuzioni religiose subite nei Paesi Bassi. Le coltivazioni di luppolo divennero una caratteristica distintiva del Kent, che è parte della circoscrizione elettorale per il Parlamento europeo di Farage, interamente grazie a immigrati europei.

Anche birrai fiamminghi si stabilirono a Southwark. Esclusi dalla Città di Londra dalle potenti corporazioni commerciali, avviarono le loro attività appena fuori dalle mura della città e vennero presto celebrati per la qualità delle loro birre. C’erano certamente coloro che si opponevano a questa tendenza e alcune delle proteste contro questi birrai sfociarono nella xenofobia. Sebbene la storia che Enrico VIII abbia bandito il luppolo sia una leggenda, la sua coltivazione fu proibita a Norwich nel 1471, a Shrewsbury nel 1519 e a Leicester nel 1523. I produttori di birra londinesi vessarono e denigrarono gli immigrati che consideravano stessero venendo a rubargli il lavoro, il che spinse gli Sceriffi di Londra a emettere un mandato per proclamare che:

“Tutti i birrai devono continuare a condurre le proprie attività nonostante i malevoli tentativi effettuati per impedire ai nativi di Olanda e Zelanda e altri paesi di produrre birra considerata velenosa, non buona da bere e troppo alcolica, mentre è una bevanda salubre, soprattutto in estate”.

I discendenti di questi birrai alla fine resero Southwark uno dei più grandi centri brassicoli d’Europa e le birre luppolate gradualmente sostituirono le dolci birre inglesi non luppolate.

A proposito di luppolo, le varietà che abbiamo oggi sono un altro risultato diretto della cooperazione e del commercio internazionali. I luppoli sono strettamente legati al clima e cambiano completamente il loro carattere se coltivati in un terroir diverso. Sebbene per la Greene King IPA vengano utilizzati i luppoli inglesi Challenger e First Gold, altre birre della Greene King ne utilizzano altri provenienti dalla Slovenia. Luppoli come il Styrian Golding e l’Aurora sono i discendenti di varietà che emigrarono lì dal Regno unito a metà del diciannovesimo secolo. Queste delicate piante crescono meglio nel microclima della valle del Savinja, che è molto simile a quello del sud dell’Inghilterra, ma più stabile e senza venti e tempeste devastanti.

Nello stesso periodo in cui i luppoli inglesi viaggiavano all’estero, persone straniere venivano in Gran Bretagna per migliorare la qualità della nostra birra. Il lavoro pioneristico di Louis Pasteur con il lievito risolse finalmente il grande mistero di come avvenisse la fermentazione. Fu lui a far mostrare il microscopio (inventato da un olandese) ai birrai inglesi per la prima volta, insegnando a Whitbread e ad altri come analizzare e capire il comportamento del lievito. Un decennio più tardi, Emil Hansen, un danese, isolò la prima cellula singola di lievito, permettendo ai birrai di brassare in modo omogeneo.

Queste innovazioni hanno contribuito a creare la “running beer”, brassata tutto l’anno, a partire dal 1870. Prima che capissimo come funziona la fermentazione, la birra brassata in un clima caldo si deteriorava a causa delle infezioni. Antichi stili di birra come la porter e la IPA venivano brassati solo nei mesi invernali e resi abbastanza forti da poter essere immagazzinati e maturati in cantine fresche. Alcune di queste “birre da magazzino” venivano poi tagliate con della birra fresca prima di essere servite. Ma una volta che abbiamo capito come funziona il lievito e come controllarlo tramite la temperatura (utilizzando la scala sviluppata dallo svedese Anders Celsius, o magari quella del tedesco Daniel Gabriel Fahrenheit) abbiamo potuto brassare birra tutto l’anno e servirla fresca dal cask, evitando lunghi periodi di immagazzinamento. Queste “running beers” rappresentano sostanzialmente l’origine della moderna cask ale.

Durante tutto questo periodo, l’epoca aurea della scienza brassicola, era consuetudine per i birrai intraprendere viaggi di studio nelle grandi birrerie d’Europa per confrontarsi con loro. Mentre il lavoro con il lievito di scienziati francesi e danesi contribuì alla creazione della real ale, la competenza inglese in merito al malto pale influenzò lo sviluppo della golden pilsner. Carl Jacobsen della Carlsberg studiò alla Everard’s Brewery a Burton on Trent. La Pilsner è nata da una combinazione di ingredienti cechi e abilità tedesche. Burton on Trent non sarebbe mai diventata la patria del brassaggio che ci ha donato la IPA se non avesse precedentemente avuto forti relazioni con i paesi baltici.

La cask ale inglese è figlia dell’immigrazione e dell’integrazione europea, così come moltissime delle nostre icone nazionali: il primo ristorante di fish and chips attestato fu aperto da un immigrato ebreo nel 1860. L’immancabile tazza di tè inglese proviene dall’India. Il designer della Mini era un immigrato greco. Buckingham Palace fu inizialmente costruito per Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, la moglie tedesca di re Giorgio III. Il famoso orologio del Big Ben è stato progettato dal figlio di un disegnatore francese scappato in Inghilterra durante la Rivoluzione.

E per quanto riguarda la birra preferita di Nigel, la Greene King?

Che ti piacciano le birre della Greene King o meno, l’attività ha prosperato con la leadership dell’attuale amministratore delegato Rooney Anand, che ne ha preso le redini nel 2005. Rooney è nato a Delhi ed è arrivato in Inghilterra come immigrato con i suoi genitori quando aveva due anni.

Mi dispiace Nige, più guardi da vicino e più ti rendi conto che tutto quello che ti sta a cuore ha le sue radici nella tolleranza e nella comprensione, nel movimento di persone, idee e contaminazioni in Europa, nel fatto che la Gran Bretagna ha accolto immigrati, permettendo loro di risplendere, e li ha osservati contribuire alla definizione del nostro paese insieme a noi.


Testo originale:

Autore: Pete Brown

Data di pubblicazione: 16 giugno 2014


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