di Lars Marius Garshol

Un grande campo sportivo vuoto con alcune auto parcheggiate ai lati: era proprio questo che cercavamo a Karvia, un paese isolato nelle campagne finlandesi. La città più vicina di qualunque dimensione era Pori, 80km a sud-est. Il campo era la location del concorso nazionale annuale di birra sahti. Avevamo deciso di fermarci perché sembrava un’ottima occasione per provarne più tipi (faceva parte della nostra spedizione alla scoperta del sahti finlandese del 2018).

La location del concorso di sahti finlandese del 2018

La caratteristica che rende unici i birrai agricoli finlandesi è che si sono organizzati autonomamente tramite l’associazione dei produttori di sahti finlandese. Una delle attività di cui si occupa questa associazione è quella di organizzare un concorso annuale di birra sahti. Il concorso è composto da due round: nel primo, le sezioni locali dell’associazione giudicano le birre del posto e selezionano il sahti che rappresenterà il loro comune.

Il secondo round è quello al quale abbiamo partecipato, in cui i birrai presentano le loro birre al concorso nazionale. Ogni comune invia un giudice e ci si aspetta che questo riconosca la sua birra locale e voti per quella. Alcuni ex-giudici mi hanno detto che questo è impossibile e che alla fine si finisce per votare per quella che si ritiene essere la birra migliore. Mentre la gara procede, i birrai si posizionano lì intorno da qualche parte e servono birra gratuitamente a chi voglia assaggiarla. La sezione locale dell’associazione di sahti di solito vende anche del cibo e bevande non alcoliche.

Birraio del comune di Asikkala pronto a servire sahti

L’evento è iniziato a mezzogiorno, sostanzialmente quando la gente ha aperto il bagagliaio dell’auto rivelando borse termiche con dentro il sahti. È stato a dir poco strano dirigermi verso queste persone con un bicchiere vuoto e un’espressione di speranza sul volto, senza sapere se parlassero almeno un po’ inglese. È stato subito chiaro che molti di loro non lo parlavano, ma il gesto universale con il bicchiere vuoto era subito capito da tutti.

Si trattava della prima volta che assaggiavo un vero sahti prodotto in casa da brassatori tradizionali, quindi una volta preso il primo bicchiere mi sono ritirato per degustarlo e prendere degli appunti. Un campo sportivo vuoto non è un gran posto per prendere appunti quando hai una birra in mano, ma sono riuscito a trovare una staccionata con un bordo metallico piatto per appoggiare la mia birra.

Il mio primo sahti era prodotto da Jussi Saren, di Orimattila, una zona lontana a sud-est di Karvia. Una birra torbida, di un giallo intenso, dolce, poco carbonata e con un lieve aroma di alcol. Un sapore deciso di ginepro e birra cruda, con la consistenza densa e viscosa tipica del sahti. Sono riuscito a parlare un po’ con il produttore, che mi ha detto di pensare che la gradazione fosse di circa il 10%, piuttosto comune per il sahti. Aveva fatto alcune modifiche alla ricetta tradizionale e usava bacche di ginepro invece dei rami. Ma, a dire il vero, lui non era cresciuto nella tradizione, aveva imparato a brassare da un vicino.

Autentico sahti. Anche piuttosto forte.

Ho cercato di continuare la conversazione, ma non ho ottenuto molto: i finlandesi non sono generalmente molto loquaci da sobri e molti anziani parlano poco inglese, il che rende le cose ancora più difficili. Quindi mi sono concentrato sulla degustazione dei sahti.

Il successivo era più scuro e dolce, anche questo decisamente molto forte. Poi ho incontrato un birraio che mi ha dato qualche informazione: aveva fatto un’infusione di ginepro e ne aveva usato i rami come filtro. La sua birra era più secca e molto buona. Niente luppolo. Tutti i birrai mi stavano dicendo la stessa cosa: avevano usato mezzo chilo di malto per litro di birra.

Con l’avanzare del giorno, bere birre da 8-10% alla fine ha avuto sui finlandesi l’effetto prevedibile di renderli più loquaci e aperti.

Sahti servito da una botte di legno

Una persona mi ha detto che alcuni suoi parenti della Finlandia orientale avevano brassato una birra agricola, chiamata taari, basata su un prodotto da forno. Purtroppo lui non aveva la ricetta, né altri dettagli da darmi.

Diverse persone hanno dichiarato che nelle campagne alcuni birrai sahti vendono la loro birra illegalmente e che questo mercato è di dimensioni considerevoli. Hanno detto che qualcuno di questi birrai vende anche 50.000 litri di birra all’anno. Sebbene sia un’attività illegale, la gente del posto tende ad accettarla sommessamente e, ad ogni modo, esiste con codice d’onore: per esempio, non vendono birra ai minorenni.

Anche in alcune parti della Norvegia occidentale, a volte gli autoctoni vendono la loro birra agricola, ma non sono sicuro che negli ultimi decenni qualcuno lo stia ancora facendo e non penso che nessuno di loro abbia mai prodotto quantità così alte di birra.

Era evidente che vincere questo concorso desse visibilità e che il vincitore acquisisse un alto prestigio. Più volte la gente aveva fatto riferimento al vincitore di un anno o l’altro. Si era parlato anche del vincitore dell’anno prima, insolitamente giovane con i suoi 22 anni. Ogni anno, il vincitore ottiene il tradizionale berretto di corteccia di betulla con il logo dell’associazione e l’iscrizione “campione di sahti anno“.

Olavi Viheroja, campione 2010.

Di un birraio si è parlato con particolare reverenza: Olavi Viheroja, il campione 2010. Eravamo stati invitati a collaborare a una cotta proprio con lui un paio di giorni dopo. Quando l’ho detto ai finlandesi, uno di loro si è girato, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto con enfasi: “spero che apprezzerai l’onore”. “Certo”, ho mormorato un po’ sconcertato.

Un altro tema ricorrente esprimeva apprensione per il fatto che il campione avesse in qualche modo manomesso il brassaggio. Si diceva che alcuni brassassero la loro birra regolare per il concorso locale e poi una birra diversa per il concorso nazionale. Sembra che i giudici del concorso nazionale preferiscano le birre più scure, quindi i birrai avrebbero deliberatamente scelto malti più scuri per quella gara. Diverse persone hanno dichiarato che, in generale, il sahti stava diventando più scuro sotto l’ipotetica influenza dei giudici nazionali.

Poi, all’improvviso, sul fondo del campo, dove i giudici stavano lavorando e i locali vendevano cibo, c’è stato del trambusto. A quanto pareva, i giudici avrebbero annunciato il vincitore. Tutti si sono diretti verso quella parte del campo ad ascoltare qualcuno dire qualcosa in finlandese. Per noi stranieri era chiaro che stessero annunciando i risultati, ma a parte quello non riuscivamo a capire niente.

Nell’attimo in cui è finito l’intervento, la gente si è affrettata ad attraversare il campo. Li ho guardati perplesso finché qualcuno non mi ha spiegato che tutti, ovviamente, volevano assaggiare la birra del vincitore e quello di quest’anno era Kari Harju. Una fortuna per noi: vive, infatti, in un posto vicino a Isojoki, dove saremmo andati il giorno dopo e avremmo, quindi, potuto incontrarlo e fagli delle domande.

Da sinistra a destra: Kari Harju, il campione 2018 con già indosso il suo berretto; Pekka Kääriäinen, presidente e fondatore dell’associazione di sahti; il figlio di Kari, del quale purtroppo non ho annotato il nome.

Tutti si sono radunati attorno allo stand di Kari, bevendo e chiacchierando con eccitazione e poi, alle sette di sera, la manifestazione era finita. La gente si è dispersa con calma, ognuno in una direzione diversa.


Testo originale:

The sahti championship in Karvia

Autore: Lars Marius Garshol

Data di pubblicazione: 27 settembre 2020


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