È l’inizio del 2014, per l’esattezza la prima settimana di marzo, e in un assolato sabato mattina sono appena salito sul treno delle 6.59 del mattino che da Rimini arriva dritto a Roma alle dieci e mezza ed è la prima volta che visito Roma, ma ho solo 36 ore: è la prima di tre città che visiterò in treno nei prossimi sei giorni, per un articolo di viaggio che devo scrivere. La prima è Roma, poi Firenze, o Florence in inglese (e non ho mai dimenticato quella volta nel 1990 quando ho guidato da Londra alla Toscana passando per Parigi con la mia ragazza di allora e quando siamo arrivati in Toscana continuavo a vedere cartelli per Firenze e mi chiedevo dove fosse) e terminerò con Venezia dove naturalmente penserò al film A Venezia… un dicembre rosso shocking e alle gondole funebri che scivolano lungo i canali. Ma tornando a Roma, lì ho un lavoro da fare che consiste nel vagare per posti famosi con il mio taccuino e annotare impressioni, comportamenti della gente, conversazioni sentite per caso (in inglese, ovviamente: le mie competenze linguistiche diminuiscono di giorno in giorno) e quali ristoranti e bar possono essere consigliabili, ma nel tardo pomeriggio il taccuino è pieno ed è ora di rilassarsi, quindi vado in un bar: la mia scelta è facile, perché è un bar nel quale volevo andare da diversi anni.

Ma Che Siete Venuti A Fà, la sera in cui ci sono stato

Nel 2014, la birra artigianale italiana era roba forte, si stava affermando e il Ma Che Siete Venuti A Fa, nel quartiere di Trastevere, era visto come uno dei bar più di moda del paese. Io ci sono andato due volte durante il mio brevissimo soggiorno a Roma, la prima il sabato sera: sembrava avere l’aria di una casetta di legno, con un paio di stanze, pavimento in legno, una lavagna con i nomi delle birre, tanta Lambrate (da quando ho visitato il birrificio nel 2008 ho sempre apprezzato le loro birre) e c’era nell’aria un’autentica sensazione di pub che era in contrasto con i locali cromati e minimalisti di birra artigianale che stavano spuntando in tutto il Regno Unito (diciamo Londra, Leeds, Manchester, ecc…), la gente si salutava e mi sono seduto al bancone a guardare il Sei Nazioni, Irlanda-Scozia, mentre la musica di Nick Drake suonava in sottofondo e accanto a me una coppia di inglesi parlava di birre acide.

La mattina seguente, la domenica, ci sono tornato dopo aver visitato piazza del Vaticano, dove la gente si stava radunando per un motivo o per l’altro. Era il primo giorno del loro famoso festival delle birre della Franconia che, se non avessi dovuto prendere un treno per Firenze, mi avrebbe ospitato per qualche ora, ma sono comunque riuscito a trascorrervi 90 minuti ritrovando l’atmosfera da pub della sera precedente, in compagnia di diverse birre tra cui la Fastenbier di Schlenkerla, dal colore castagno scuro, che al naso aveva un lieve e riflessivo sentore di fumo che in qualche modo mi faceva pensare a una scatola di legno che un tempo avesse contenuto aringhe affumicate pronte per essere spedite da un antico porto anseatico, mentre al palato aveva un’affumicatura invitante e una viscosità di malto, tutte parti integrate bene quanto quelle del mio portatile Apple, ma molto più invitanti e mentre bevevo profonde sorsate di questa birra sapevo che se non fossi partito subito avrei perso il mio treno e c’era quel leggero fremito di ribellione che mi invitava a buttare tutto all’aria e semplicemente cambiare vita, ma quel momento è passato e un paio d’ore dopo mi trovavo in un hotel a cinque stelle a Firenze/Florence/come si dice, pronto per la tappa successiva del mio viaggio.

Avete mai trovato un pub o un bar così sublime che avete pensato di buttare all’aria tutti i vostri migliori progetti e fermarvi lì? A me è successo più volte, ma questa è un’altra storia.


Testo originale:

http://maltworms.blogspot.com/2020/04/travel-stories-ma-che-siete-venuti-fa.html

Autore: Adrian Tierney-Jones

Data di pubblicazione: 24 aprile 2020


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