I Big della birra

Le traduzioni dei migliori autori del mondo brassicolo

Michael Jackson e l’invenzione degli stili birrari

Da quanto tempo parliamo di stili di birra? Da meno di quanto si potrebbe pensare. Nel putiferio sollevato nel mondo dei blog dal recente seminario dell’associazione inglese degli scrittori di birra sul tema degli stili birrari (vedi, per esempio, qui, qui e qui, ma anche qui e qui) sembra mancare una questione che potrebbe essere importante: l’espressione “stile di birra” è totalmente un’invenzione del defunto Michael Jackson, ha 30 anni appena ed è diventata “mainstream”, nel senso che “tutti” la usano quando parlano di birra, solo da un paio di decenni.

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Il concorso di sahti a Karvia

Un grande campo sportivo vuoto con alcune auto parcheggiate ai lati: era proprio questo che cercavamo a Karvia, un paese isolato nelle campagne finlandesi. La città più vicina di qualunque dimensione era Pori, 80km a sud-est. Il campo era la location del concorso nazionale annuale di birra sahti. Avevamo deciso di fermarci perché sembrava un’ottima occasione per provarne più tipi (faceva parte della nostra spedizione alla scoperta del sahti finlandese del 2018).

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La birra artigianale dopo il Covid: bicchiere mezzo vuoto, bicchiere mezzo pieno

Il mese scorso ho aperto un Patreon nella speranza che un modesto introito regolare potesse permettermi di dedicare il mio tempo ad analizzare temi importanti in modo molto più approfondito di quanto non possa generalmente fare a meno di non ricevere un compenso come consulente. Il primo argomento nel quale sono andato a fondo, approfittando del fatto di aver da poco pubblicato “Craft: An Argument”, è il futuro della birra artigianale dopo il lockdown, in merito al quale ho cercato di trarre delle conclusioni. Questo è un riepilogo di quel lavoro, un resoconto più completo con statistiche e dettagli è disponibile per i patron.

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Appunti di viaggio — Ma Che Siete Venuti A Fà

È l’inizio del 2014, per l’esattezza la prima settimana di marzo, e in un assolato sabato mattina sono appena salito sul treno delle 6.59 del mattino che da Rimini arriva dritto a Roma alle dieci e mezza ed è la prima volta che visito Roma, ma ho solo 36 ore: è la prima di tre città che visiterò in treno nei prossimi sei giorni, per un articolo di viaggio che devo scrivere. La prima è Roma, poi Firenze, o Florence in inglese (e non ho mai dimenticato quella volta nel 1990 quando ho guidato da Londra alla Toscana passando per Parigi con la mia ragazza di allora e quando siamo arrivati in Toscana continuavo a vedere cartelli per Firenze e mi chiedevo dove fosse) e terminerò con Venezia dove naturalmente penserò al film A Venezia… un dicembre rosso shocking e alle gondole funebri che scivolano lungo i canali. Ma tornando a Roma, lì ho un lavoro da fare che consiste nel vagare per posti famosi con il mio taccuino e annotare impressioni, comportamenti della gente, conversazioni sentite per caso (in inglese, ovviamente: le mie competenze linguistiche diminuiscono di giorno in giorno) e quali ristoranti e bar possono essere consigliabili, ma nel tardo pomeriggio il taccuino è pieno ed è ora di rilassarsi, quindi vado in un bar: la mia scelta è facile, perché è un bar nel quale volevo andare da diversi anni.

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