I Big della birra

Le traduzioni dei migliori autori del mondo brassicolo

La Raw Ale

di Lars Marius Garshol

Il tema della sessione n.100 è “il recupero di stili birrari andati perduti“. Ho deciso di scegliere quello che è, molto probabilmente, il maggiore stile birrario del quale non avete mai sentito parlare: la Raw Ale. Non si tratta neanche di uno stile unico, ma di un intero gruppo di stili di birra che condividono tutti una caratteristica: il mosto non viene mai bollito. A ben vedere, la Raw Ale non è morta, né è andata perduta, ma ha comunque bisogno di essere recuperata: sebbene queste birre siano diffuse in una vasta area e, storicamente, siano state molto importanti, quasi nessuno ne ha mai sentito parlare.

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Finlandia Sahti

di Lars Marius Garshol

Finlandia Sahti è un birrificio commerciale che produce sahti nel mezzo delle campagne finlandesi, all’incirca a metà strada tra le città di Pori e Tampere. Si tratta, in realtà, di un edificio rustico trasformato in birrificio commerciale tramite l’installazione di un impianto di brassaggio e l’apertura di un piccolo bar.

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La birra del mercoledì: Westmalle Tripel

di Adrian Tierney-Jones

La prima birra belga che abbia mai bevuto è stata la Stella Artois. Avevo 15 anni e mi trovavo in un hotel di Ostenda, durante il mio primo viaggio nell’Europa continentale. Non la ricordo bene, ma mi era piaciuta (ricordo che alla fine degli anni ’80 a fianco alla stazione di Harringay, a Londra, c’era un piccolo negozio di alcolici che vendeva bottigliette di Stella importata, che io adoravo. All’epoca non sapevo che fosse luppolata a freddo, fatto che forse spiega la mia immediata devozione). 

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Michael Jackson e l’invenzione degli stili birrari

di Martyn Cornell

Da quanto tempo parliamo di stili di birra? Da meno di quanto si potrebbe pensare. Nel putiferio sollevato nel mondo dei blog dal recente seminario dell’associazione inglese degli scrittori di birra sul tema degli stili birrari (vedi, per esempio, qui, qui e qui, ma anche qui e qui) sembra mancare una questione che potrebbe essere importante: l’espressione “stile di birra” è totalmente un’invenzione del defunto Michael Jackson, ha 30 anni appena ed è diventata “mainstream”, nel senso che “tutti” la usano quando parlano di birra, solo da un paio di decenni.

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Tre motivi per cui alcune buone birre costano di più

di Pete Brown

Una delle maggiori frustrazioni per i birrai è quando qualcuno che si proclama amante della buona birra insiste che dovrebbe sempre, senza eccezione, essere economica. È giusto condannare questo snobismo alla rovescia? O l’industria della birra e i suoi comunicatori potrebbero fare di meglio per spiegare e giustificare l’alto prezzo nelle etichette di alcune birre?

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Il concorso di sahti a Karvia

di Lars Marius Garshol

Un grande campo sportivo vuoto con alcune auto parcheggiate ai lati: era proprio questo che cercavamo a Karvia, un paese isolato nelle campagne finlandesi. La città più vicina di qualunque dimensione era Pori, 80km a sud-est. Il campo era la location del concorso nazionale annuale di birra sahti. Avevamo deciso di fermarci perché sembrava un’ottima occasione per provarne più tipi (faceva parte della nostra spedizione alla scoperta del sahti finlandese del 2018).

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La birra artigianale dopo il Covid: bicchiere mezzo vuoto, bicchiere mezzo pieno

di Pete Brown

Il mese scorso ho aperto un Patreon nella speranza che un modesto introito regolare potesse permettermi di dedicare il mio tempo ad analizzare temi importanti in modo molto più approfondito di quanto non possa generalmente fare a meno di non ricevere un compenso come consulente. Il primo argomento nel quale sono andato a fondo, approfittando del fatto di aver da poco pubblicato “Craft: An Argument”, è il futuro della birra artigianale dopo il lockdown, in merito al quale ho cercato di trarre delle conclusioni. Questo è un riepilogo di quel lavoro, un resoconto più completo con statistiche e dettagli è disponibile per i patron.

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Appunti di viaggio — Ma Che Siete Venuti A Fà

di Adrian Tierney-Jones

È l’inizio del 2014, per l’esattezza la prima settimana di marzo, e in un assolato sabato mattina sono appena salito sul treno delle 6.59 del mattino che da Rimini arriva dritto a Roma alle dieci e mezza ed è la prima volta che visito Roma, ma ho solo 36 ore: è la prima di tre città che visiterò in treno nei prossimi sei giorni, per un articolo di viaggio che devo scrivere. La prima è Roma, poi Firenze, o Florence in inglese (e non ho mai dimenticato quella volta nel 1990 quando ho guidato da Londra alla Toscana passando per Parigi con la mia ragazza di allora e quando siamo arrivati in Toscana continuavo a vedere cartelli per Firenze e mi chiedevo dove fosse) e terminerò con Venezia dove naturalmente penserò al film A Venezia… un dicembre rosso shocking e alle gondole funebri che scivolano lungo i canali. Ma tornando a Roma, lì ho un lavoro da fare che consiste nel vagare per posti famosi con il mio taccuino e annotare impressioni, comportamenti della gente, conversazioni sentite per caso (in inglese, ovviamente: le mie competenze linguistiche diminuiscono di giorno in giorno) e quali ristoranti e bar possono essere consigliabili, ma nel tardo pomeriggio il taccuino è pieno ed è ora di rilassarsi, quindi vado in un bar: la mia scelta è facile, perché è un bar nel quale volevo andare da diversi anni.

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